Stazioni ecologiche

La raccolta differenziata nella comunità Montana del Frignano

La raccolta differenziata

 

Per far si che i nostri rifiuti vengano correttamente smaltiti e riciclati è necessario che siano mantenuti divisi a seconda del tipo di materiale di cui sono costituiti. L'obiettivo a cui dobbiamo tendere è quello di giungere alla netta separazione tra rifiuto secco e rifiuto umido, con la presenza sulle nostre strade di 2 cassonetti, invece di uno come è stato fino ad ora. Attualmente la realizzazione di questo sistema o di sistemi equivalenti, comporterebbe una ristrutturazione globale del metodo di raccolta dei rifiuti, con spese enormi per gli enti pubblici.

 

 

Aspetti legislativi sui rifiuti in Italia

 

 

Negli ultimi 15-20 anni abbiamo potuto constatare che in Italia (come quasi in tutta l'Europa), la produzione dei rifiuti‚ andata via via aumentando fino a raddoppiarsi rispetto al passato.

A questa situazione si è cercato di porre rimedio producendo una serie di provvedimenti legislativi, che negli intenti avrebbero posto fine al problema; trovando il modo più proficuo di stoccare i rifiuti senza creare pericoli per l'ambiente.

Sta di fatto che un po' perché la materia ‚ stata sottovalutata, un po' perché non c'è stata la volontà politica e principalmente economica di porvi rimedio, siamo arrivati alle soglie del duemila senza avere modificato nulla.

 

Sull'argomento esiste un obbligo della Comunità Economica Europea (CEE), che con le direttive n.75/442, n.76/403, n.78/319, indica la necessità di gestire i rifiuti finalizzandoli al recupero e al riciclo.

 

Con il DPR 915/82 in Italia tali direttive furono recepite ma fu la legge 475/88 a dare gli elementi essenziali per la gestione degli RSU, obbligando i Comuni alla raccolta differenziata e istituendo dei "Consorzi Obbligatori", che entro il 1995 avrebbero dovuto provvedere alla raccolta e al riciclo del 50% di quanto recuperato dei seguenti materiali: vetro, carta, metalli, plastiche, poliaccoppiati, batterie ed oli esausti. Le scadenze fissate dalla legge non sono state rispettate.

 

Anzi i vari governi, che si sono succeduti dal 1988 ad oggi hanno più volte prorogato i termini di legge.

 

Nel frattempo le esperienze maturate in altri paesi europei (vedi Germania - decreto Topfer) hanno messo in risalto che il solo riciclo delle materie seconde, come sono chiamati i materiali recuperati con le raccolte differenziate, non può risolvere il problema, anzi si è visto che purtroppo si vengono ad innescare altre problematiche riguardanti il valore economico di tali risorse e l'apertura di mercati, ove riversarle.

 

Lo Stato italiano con il decreto "Ronchi", stabilisce nuove regole sullo smaltimento dei rifiuti, ponendo alcuni punti fermi, (entro l'anno duemila la raccolta differenziata dei Comuni dovrà raggiungere il 35%, mentre oggi la media è dell'8% con obiettivi intermedi ogni due anni del 10% e poi del 25%) che se bene rispettati potranno porre fine al balletto delle responsabilità.

Contemporaneamente si è deciso di trasformare la tassa sugli RSU, che era basata sui metri quadrati delle unità immobiliari in cui il titolare dell'utenza risiedeva o lavorava, in tariffa binomia formata da una parte fissa per i pagamenti di attivazione del servizio ed una parte proporzionale alle quantità di rifiuti prodotti da smaltire.

Gli enti che non riusciranno a rispettare le date previste saranno penalizzati con incrementi del tributo regionale sul conferimento del RSU in discarica.

 

Per affrontare complessivamente il problema "rifiuti", bisogna partire dalla politica di gestione delle merci.

 

Attualmente le merci, gli oggetti e i servizi prodotti vedono la prevalenza di quelli a vita breve. Come ad es. le plastiche e tutti gli imballaggi carta, cartone, poliaccoppiati lattine di alluminio o banda stagnata.

 

Questo sistema di gestione delle merci genera quotidianamente una montagna di rifiuti, prodotti dall'imperante stile di vita "usa e getta".

Bisogna invece allungare la vita delle merci, producendo oggetti quanto più possibile riparabili e riutilizzabili.

 

Per questo è necessario incentivare con adeguate misure fiscali il ruolo degli artigiani-riparatori, che con il loro servizio di manutenzione e riparazione degli oggetti hanno svolto per secoli una funzione fondamentale di risparmio delle risorse naturali. Con la manutenzione si rendono le merci utilizzabili più a lungo nel pieno delle proprie funzioni garantendo una efficienza ai massimi livelli per contenere il consumo energetico, l'uso di acqua, e quello di materia prima.

 

Facendo manutenzione si può ridurre il consumo di materie prime non rinnovabili, si può risparmiare energia, si può ridurre la produzione di rifiuti e soprattutto si evita l'inquinamento, dovuto ai cicli industriali per la produzione di essi.

 

Si deve quindi passare da un modello usa e getta ad un modello Usa e Riusa, dove gli amministratori, i cittadini-consumatori e le industrie devono svolgere il loro specifico ruolo. Il governo con il decreto legislativo Ronchi sui rifiuti ha voluto in parte accogliere tali richieste vincolando nei prossimi 5 anni i produttori e i distributori di imballaggi al recupero minimo del 50% di essi.

 

Ogni cittadino-consumatore deve riflettere sui criteri di acquisto delle merci, cercando di evitare quelle con grandi o inutili imballaggi e indirizzando i suoi consumi su prodotti ecosostenibili e riparabili. Un notevole ruolo può essere anche svolto dalle associazioni dei consumatori, che devono diventare determinanti nel controllo delle merci e della qualità ambientale dei prodotti.

Esse devono ottenere un buon rapporto qualità prezzo anche in funzione della durevolezza e della riparabilità dell'oggetto informando i consumatori sugli oggetti più convenienti, inserendo nelle schede di valutazione del prodotto, fra gli altri parametri, la durevolezza, la riparabilità, il basso impatto ambientale della produzione e dell'uso dell'oggetto. I produttori e gli industriali debbono a loro volta progettare merci facilmente riparabili, favorendo la crescita delle reti di manutenzione abbandonando le pessime scelte fatte in passato.

 

Quindi, ricapitolando, vanno ridotte le produzioni a maggiore impatto ambientale per preservare le risorse, come nel caso delle plastiche per imballaggi e per bottiglie, vanno risparmiati l'uso di energia e di risorse naturali, vanno progettate merci che siano riparabili, creando delle reti di manutenzione e rendendo competitivo il costo della manutenzione, ed infine vanno riciclati gli oggetti dopo il loro riuso per fare altri oggetti senza attingere a nuove risorse.

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autore:Roberto Amadori
creato:giovedì 6 agosto 2009
modificato:venerdì 15 gennaio 2010